

84. Appello per l'indipendenza completa.

Da: J. P. Nehru, Autobiografia, Feltrinelli, Milano, 1956.

Nel corso degli anni Trenta l'India intensific la lotta contro la
dominazione britannica. L'intenzione di voler procedere con
decisione verso la completa indipendenza fu chiaramente espressa
il 26 gennaio 1930 dal partito del congresso con un appello, che 
ricordato da Jawaharlal Prasad Nehru nella sua autobiografia e che
qui riproduciamo. In esso l'Inghilterra  accusata di avere non
solo privato l'India della libert, ma di averla anche rovinata
economicamente, politicamente, culturalmente e spiritualmente.
Affermando che questo quadruplice disastro non  pi
sopportabile, il partito del congresso chiama la popolazione a
mobilitarsi contro il dominio britannico, indicando metodi di
lotta non violenti.


Riteniamo che sia inalienabile diritto del popolo indiano, come di
ogni altro popolo, di avere la libert, di godere i frutti della
sua fatica e di ottenere quanto  necessario per vivere, in modo
da potersi completamente sviluppare. Riteniamo anche che, se un
governo priva un popolo di questi diritti e lo opprime, il popolo
abbia un ulteriore diritto di modificarlo o di rovesciarlo. Il
governo britannico in India non solo ha privato il popolo indiano
della libert ma si  fondato sullo sfruttamento delle masse, ed
ha rovinato il paese economicamente, politicamente, culturalmente
e spiritualmente. Riteniamo pertanto che l'India debba scindere i
legami con la Gran Bretagna e ottenere il Purna Swaraj, ossia
l'indipendenza completa.
L'India  stata rovinata economicamente. Le tasse imposte al
nostro popolo sono sproporzionate ai nostri introiti. Il nostro
introito medio  di sette pice (meno di due pence) al giorno, e,
delle forti tasse che paghiamo, il venti per cento  dato dalle
tasse prelevate ai contadini e il tre per cento dalla tassa sul
sale, che ricade per la maggior parte sui poveri.
Le industrie di villaggio, per esempio la filatura a mano, sono
state distrutte, lasciando i contadini senza lavoro per almeno
quattro mesi all'anno, e rendendo ottuso il loro intelletto per
mancanza di attivit, e nulla  stato sostituito, come in altri
paesi, all'artigianato estinto.
La dogana e la valuta sono state manipolate in modo da porre altri
oneri sui contadini. I prodotti manufatti britannici costituiscono
il grosso delle nostre importazioni. Le tariffe doganali
tradiscono una chiara parzialit per i produttori britannici, e le
entrate da esse derivanti vengono impiegate non gi per diminuire
l'onere imposto alle masse ma per sostenere un'amministrazione che
sperpera senza risparmio. Ancor pi arbitraria  stata la
manipolazione del tasso di cambio, che ha portato allo storno dal
paese di molti milioni.
Politicamente, la condizione dell'India non  mai stata tanto
bassa quanto lo  sotto il regime britannico. Nessuna riforma ha
dato al popolo l'autentico potere politico. I pi alti di noi
devono inchinarsi di fronte all'autorit straniera. I diritti di
libera espressione dell'opinione e di libera associazione ci sono
stati negati, e molti dei nostri connazionali sono costretti a
vivere in esilio, all'estero senza poter tornare alle loro case.
Ogni talento amministrativo viene soffocato, e le masse debbono
accontentarsi di piccole cariche di funzionario di villaggio o di
modesto impiegato.
Culturalmente, il sistema di educazione ci ha strappati dalle
nostre radici e la nostra istruzione ci ha fatto abbracciare le
catene stesse che ci avvincono.
Spiritualmente, il disarmo obbligatorio ci ha reso poco virili e
la presenza di un esercito straniero di occupazione, impiegato con
effetti mortali per schiantare in noi lo spirito di resistenza, ci
ha fatto pensare che non siamo in grado di tutelare noi stessi o
di difenderci contro l'aggressione straniera, e nemmeno di
difendere le nostre case e le nostre famiglie dagli attacchi di
ladri, predoni e delinquenti.
Consideriamo delitto contro l'uomo e contro Dio il sottometterci
pi oltre a un dominio che ha causato al nostro paese questo
quadruplice disastro. Riconosciamo peraltro che il modo pi
efficace di ottenere la libert non  per noi quello della
violenza. Ci prepareremo pertanto revocando, per quanto ci 
possibile, qualsiasi associazione volontaria con il governo
britannico, e ci prepareremo alla disobbedienza civile, nella
quale  compreso anche il mancato pagamento delle tasse. Siamo
convinti che se riusciremo a ritirare il nostro aiuto volontario,
e desistere dal pagamento delle tasse, senza violenza nemmeno se
provocati, la fine di questo inumano dominio  assicurata.
Decidiamo pertanto solennemente di attuare le istruzioni del
Congresso, diramate di volta in volta allo scopo d'istituire
l'indipendenza completa.
